
ESCLUSIVA - Intervista a Guido Iurato: il lavoro dell'ingegnere di pista

Ieri alle 08:00 AM
Guido Iurato è un ingegnere di pista che ha lavorato sia in Formula 3 (con il team PHM) che in Formula 2 (con PHM prima e con Trident poi). Ecco la conversazione che abbiamo avuto con lui.
FP: "Ciao Guido, grazie di essere qui con noi. Raccontaci il tuo percorso nel mondo del motorsport".
GI: "Ciao e grazie a voi. Allora sì, io mi sono laureato in ingegneria meccanica all'Università degli studi di Catania. Sin da quando ho iniziato il percorso di ingegneria, l'idea è sempre stata quella di trovare il modo per essere coinvolto nelle corse, cercando di arrivare poi in Formula 1".
"Arrivato verso la fine del percorso universitario, ho iniziato a cercare di capire poi effettivamente quali potessero essere i passi successivi; una formazione specifica per iniziare a studiare tutto quello che serve a livello tecnico pratico per poi lavorare nel mondo delle corse. Così ho seguito un corso a Milano, alla Hexatron Racing Systems, con l'ingegner Calovolo e poi quello è stato diciamo il passaggio introduttivo per capire che cosa significasse essere un ingegnere che lavora nel mondo delle corse".
"Da lì ho iniziato un po' la ricerca delle prime opportunità lavorative, anche se non avevo nessun tipo di contatto, il che è molto complicato perché è il motorsport è un mondo un po' di nicchia. Purtroppo bisogna avere anche la fortuna di essere la persona giusta al momento giusto, quindi consiglio di continuare a tentare finché non si riesce, non c'è altra strada".
"Ho avuto modo di fare esperienze nell'Endurance: ho fatto sia l'European Le Mans Series, partecipando anche alla 24 ore con la Proton Competition due anni fa; e quella è stata veramente un'esperienza pazzesca veramente incredibile".
"Successivamente sono passato alla Formula 3 e Formula 2, ambienti ben diversi dall'Endurance soprattutto dal punto di vista della monoposto, della lunghezza delle gare... Ho avuto modo di entrare nel mondo di F3 poi in F2 tramite la PHM Racing, un team che è nato nel 2022, e l'esperienza lì è stata tosta per via della competizione serratissima. Poi soprattutto a livello tecnico, ovviamente con le macchine che sono tutte uguali, con il telaio Dallara ed il motore della Mecachrome, 30 macchine con piloti tutti molto agguerriti...".
FP: "A proposito di competizione, potresti raccontarci tutto il lavoro che c'è dietro le quinte?"
GI: "Solitamente si arriva in pista il martedì, che è la giornata detta 'set-up day', in cui si parcheggiano i camion, si scarica tutto, si monta la tenda, si fa il settaggio del box eccetera. Mercoledì e giovedì invece iniziamo a dare indicazioni ai meccanici sulla macchina e anche un po' tutta quella che è la preparazione del weekend di gara, per quanto riguarda la gestione di un cosiddetto 'run plan', quindi come gestire la sessione delle libere in base anche al tipo di gomme; questo lo condividiamo con i piloti. Poi, quando inizia il weekend, si cerca di dare il massimo in pista, più che altro perché già il venerdì si va in qualifica, quini è ottimizzare tutto al massimo sia nei tempi e chiaramente nell'efficacia"
FP: "Parlando per l'appunto della preparazione della macchina, quanto è stato difficile comprendere la nuova monoposto di F2?"
GI: "Lavorare con la Formula 2 è stata un'opportunità incredibile per me che è arrivata quasi per caso, all'ultimo minuto. Sono arrivato in Trident che buona parte del lavoro di definizione della vettura era già stato fatto, quindi mi sono dovuto dare da fare il più velocemente possibile. Ho fatto il cosiddetto 'performance data engineer', quindi io mi occupavo più della gestione tecnica della macchina piuttosto che della parte di gestione lato pilota, a differenza della Formula 3".
"La comprensione della macchina non è stata una cosa semplice, più che altro perché l'unico modo che si ha per studiare il mezzo è con il manuale che ti fornisce il costruttore della macchina. Poi, purtroppo, non potendo fare test o altro è un po' come sparare alla cieca, perché non hai modo di avere un feedback mettendo la macchina in pista".
FP: "Sotto il punto di vista della messa a punto della macchina, quanto tenete in considerazione il feedback del pilota, che ha pur sempre competenze e conoscenze limitate rispetto a voi?"
GI: "Diciamo che avviene un mix, quindi bisogna capire effettivamente se da un punto di vista ingegneristico il pilota è sensibile abbastanza da riuscire a dare dei feedback accurati, il che si capisce anche un po' vedendo i dati o come guida. Bisogna considerare che l'ottimizzazione del mezzo in pista non è mai una cosa che riesce a 360 gradi, la coperta è sempre corta: se tiri da un lato, scopri dall'altro; quindi è sempre una questione di trovare il miglior compromesso, quello che alla fine ti dà il miglior risultato".
FP: "Certo, capisco. Sicuramente è così anche in Formula 1, che resta ancora il tuo grande sogno, giusto?"
GI: "L'obiettivo di arrivare in F1 rimane sempre un po' stampato nel cuore, anche se a livello pratico mi rendo conto che lo stile di vita per vivere e lavorare nella F1 è davvero tosto, più passa il tempo e più me ne rendo conto".
FP: "Ultima domanda, sempre dal punto di vista ingegneristico: Adrian Newey ha detto che i regolamenti 2026 lo portano a preoccuparsi che ci possa essere un dominio totale in stile 2014 (in quel caso con la Mercedes) per via delle nuove power unit: anche tu vedi questa possibilità?"
GI: "Purtroppo la possibilità che qualcuno inizi con una vettura dominante c'è sempre quando le macchine cambiano così tanto, a prescindere dalla tipologia di cambio regolamentare. Poi nella Formula 1 moderna, tra budget cap e test limitati, chiudere il gap è complicato. Quindi sì, direi che Newey non ha tutti i torti [ride, ndr]".
FP: "Abbiamo finito con le domande, ma ti chiedo - per concludere - se hai un messaggio da lanciare a chi ha un po' il tuo stesso sogno di arrivare in Formula 1: al te di 10 anni fa, ad esempio, cosa diresti?"
GI: "Gli direi di continuare a insistere, provarci, crederci sempre. Al giorno d'oggi, soprattutto nell'era dominata dai social, tutti mostrano solo il bello. Si tende a far vedere solo il bello della vita, non si vedono mai le lacrime, il sudore, le difficoltà che tutte le persone che tutti noi viviamo quotidianamente. Vedendo gli altri si tende a cadere nella trappola di iniziare a confrontarsi con una realtà che effettivamente non è reale, è creata ad arte. Questo può indurre la mente ad entrare in una spirale negativa fatta di 'e se non va bene? E se mi rifiutano?' Eccetera. Iniziamo a cambiare quegli 'e se', perché quelle domande non finiranno mai, ma trasformiamole in 'e se andasse bene?'
FP: "Ben detto Guido, grazie della disponibilità e in bocca al lupo per il tuo futuro".
GI: "Grazie a voi, è stato un piacere".
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