
La carriera nei rally di Patrik Barth è giunta al termine

Ieri alle 03:27 PM
Ma quando torna Barth?
Ce lo siamo chiesti ad ogni appuntamento dell’European Rally Championship successivo al Rally di Roma Capitale 2024, momento in cui la carriera del navigatore svedese Patrik Barth ha subito un brusco stop sulla SS9, la "Rocca di Cave-Subiaco". Eravamo presenti sul luogo dell’incidente e, da subito, avevamo avuto l’impressione di aver assistito ad un impatto brutale ed importante. Eppure Barth lo avevamo visto scendere dalla macchina con le proprie gambe e il sospiro di sollievo era stato forte.
Ostberg è iscritto all’ERC 2025 ma con Eriksen alle note (ve lo avevamo anticipato in questo articolo) e a Dirtfishi due hanno rilasciato una bellissima intervista a cuore aperto dove, aldilà dell’aspetto sportivo, è emersa un’amicizia davvero importante per entrambi e che va molto oltre al rapporto professional-sportivo.
La situazione fisica di Barth
La mascella era l’unica cosa che non mi ero rotto, ma me la sono rotta nell’ultimo incidente. Altrimenti, ogni osso del corpo è stato distrutto!
Inizia così il racconto di Patrik circa la sua situazione. Una carriera da motocrossista prima e rallysta poi ha determinato un numero impressionante di fratture in soli 33 anni (131/132 stando a quanto racconta) e la consapevolezza che un altro impatto importante come quello di Roma ed il rischio potrebbe essere molto più grande di quello di dover interrompere la propria carriera sportiva. Infatti i medici gli hanno consigliato di abbandonare le competizioni prima di procurarsi danni cerebrali irreversibili. Anche perché nella storia di Barth c’è un grave incidente con la motocross, con un anno in terapia intensiva e un anno e mezzo di sedia a rotelle.
“Volevo diventare campione del mondo di motocross, ma sono finito su una sedia a rotelle. Poi è arrivato il rally, e volevo diventare campione del mondo di rally e anche copilota. Sfortunatamente non ci riuscirò”.
L’amicizia oltre l’abitacolo
Oltre all’aspetto legato alle gare, tra Mads e Patrik c’è un saldo rapporto anche nella vita privata. Un’amicizia vera che ha aumentato il feeling in macchina e reso il rapporto sempre più saldo. Ed è lo stesso Ostberg a parlarne:
Ho avuto molti buoni copiloti in macchina e lui è sicuramente al top insieme ad altri.
Penso che spesso ciò che separa i migliori copiloti siano semplicemente la personalità che trovi a te più affine, ma vedo Patrik come uno dei migliori amici in assoluto che ho nella mia vita. E anche questo è qualcosa di molto importante quando si trascorre così tanto tempo insieme.
Quindi penso che, poiché abbiamo fatto insieme i rally negli ultimi anni, ci siamo trovati più o meno nella stessa posizione, non solo nella competizione, ma anche nelle nostre vite personali, il che ha comportato che abbiamo avuto un feeling un po’ diverso rispetto a quello che ho fatto con altri copiloti in passato.
Abbiamo così tante somiglianze nella nostra vita e abbiamo capito le nostre sfide e abbiamo lavorato insieme su quelle sfide. Almeno per me, è molto importante avere non solo un legame sportivo ma anche un legame personale con il copilota.
E ci tornano subito in mente le grida disperate di Ostberg nel vedere Barth con il capo chino dentro la C3, con il timore di aver commesso un errore che gli poteva aver portato via un amico ancora prima del proprio navigatore.
E Patrik è dello stesso avviso:
Mads stava parlando del rapporto che abbiamo, per me è davvero speciale e lo stesso vale per me e Mads è uno dei miei migliori amici in assoluto, perché abbiamo passato… soprattutto ora, dopo l’anno scorso, abbiamo passato così tante cose insieme.
Ostberg ha raccontato come tra i due il rapporto sia ancora più saldo dopo l’incidente, con il navigatore che ha avuto un ruolo fondamentale nel supportare il pilota nel superare i sensi di colpa e la sensazione di avere una grande responsabilità su quanto accaduto a Roma e alla carriera di Barth. E qui la forte amicizia presenta un lato negativo: è infatti difficile accettare che quel rapporto di amicizia dentro l’abitacolo non ci sarà più.
Un ruolo a supporto di Ostberg per il futuro?
Ostberg spiega come senta ancora un fuoco competitivo dentro di sé e che lo stesso Barth lo ha spronato nel proseguire la sua avventura nei rally. Tutto questo è stato determinante nella decisione di proseguire senza l’amico. Al suo fianco ha cercato comunque un uomo di grande fiducia e con esperienza condivisa, sapendo che l’amico ha tutta l’intenzione di non lasciarlo solo durante la stagione.
Il mio piano è, come Mads, fare un sacco di allenamento. Quest’anno allenerò alcuni ragazzi svedesi, principalmente nello Junior WRC.
Ma poi il mio piano è di andare anche ad alcuni eventi ERC e cercare di esserci, soprattutto per Mads. Immagino che per lui sapere che sono nel parco assistenza e che sono lì, che mi prendo cura di lui e gli do le cose di cui ha bisogno, sia molto importante.
Voglio stargli accanto e dargli il mio massimo supporto in ogni evento e cercare di prendermi cura di lui come se fosse la mia seconda famiglia.
Spero di poterlo aiutare a vincere il titolo quest’anno.
Il loro è un legame che non potrà mai essere spezzato, anche se i loro nomi non saranno più insieme sulla fiancata di un’auto.
“Ho dovuto davvero pensarci bene”, dice Østberg. “Non sarà la stessa cosa senza Patrik, ma sono felice che lui sarà ancora con me!”
Prevale dunque la ragione alla voglia e alla passione, pur non riuscendo a staccare la spina completamente da quel mondo che ha regalato ad entrambi bei momenti di sport ed amicizia. Anche perché a casa ci sono due figli e Patrick lo sa bene:
Quando gareggio, voglio vincere, e se dovessimo vincere, devo essere al 100%. E ora che ho due figli a casa e tutto il resto, devi pensare anche alla famiglia.
E non voglio che i miei figli restino senza il loro padre.
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